La storia di Panacea+:  avviare un’attività in proprio è la pessima idea che devi realizzare

La storia di Panacea+: avviare un’attività in proprio è la pessima idea che devi realizzare

Lavorare in proprio nel design, nella comunicazione e nel marketing digitale con un piccolo aiuto da “Una pallottola spuntata”

Caveat lector: questo articolo è la sincera condivisione di dubbi, timori e difficoltà di due professionisti del marketing digitale e del design. È l’esorcismo che regaliamo a chi lavora o vorrebbe lavorare nel campo della comunicazione digitale e del web ma nutre ancora dei timori. Fatene buon uso.

I nomi sono stati omessi per proteggere gli innocenti.

Come inaugurare il blog di Panacea+? Di cosa potrà trattare il primo post? Brand Identiy? Landing Page? SEO mobile?

Un momento.

Le persone non sanno nemmeno chi siamo.

Allora partiamo dall’inizio. Raccontiamo chi siamo e già che ci siamo spieghiamo perché mettersi in proprio è l’idea più balorda che abbiamo avuto e perché andava realizzata.

Lavorate già ma non pensate di reggere ancora a lungo il vostro lavoro? Bene, stare male è il primo stadio per la trasformazione. Se non sopportate un lavoro che non vi piace siete già sulla buona strada. Come accade spesso, e come ci ha insegnato un’infanzia di cartoni animati Disney, le contingenze più interessanti nascono dalle situazioni più affannose. Anche per noi è stato così.

Questa è la prima fondamentale condizione per mettersi in proprio: stare male. E noi, ve lo assicuriamo, lo stavamo.

Relazioni tra colleghi di lavoro non sempre idilliache, competenze professionali messe in dubbio, limitata libertà di manovra nel lavoro, l’impressione sempre più abituale di sbagliare erano diventate le esperienze quotidiane.

Eh lo sappiamo.

Stai pensando “E se sono senza lavoro, cosa posso inventarmi?”. Siamo passati anche da lì. Perché dopo il colloquio di lavoro non ci richiamano… e perché a volte non si arriva nemmeno a sostenere il colloquio nonostante la nostra candidatura.

Le nostre esperienze nell’ambito della comunicazione e del marketing digitale non sono abbastanza? Le nostre competenze professionali di designer non sono all’altezza di ciò per cui ci proponiamo?

Tante domande trafiggono il cervello:

Queste difficoltà ci hanno pungolato: potevamo dirigere la fatica, la frustrazione, la responsabilità in un progetto professionale che fosse solo nostro? potevamo decidere noi le regole? potevamo sbagliare a modo nostro? potevamo mettere a frutto l’esperienza che possediamo piuttosto che vederci chiudere delle porte per l’esperienza che non abbiamo?

Sì, si poteva…potevamo aprire la nostra agenzia. Però quella risposta è anche un’idea demenziale.

Leslie Nielsen in una scena de “Una Pallottola Spuntata”: ispirazione per il primo articolo di Panacea+ sul lavorare in proprio
Siete sicuri di lavorare come liberi professionisti digitali o di aprire una vostra agenzia di comunicazione?

È un’idea sconclusionata perché avviare un’attività in proprio è un piccolo mostro che si nutre di stress, ansie, dubbi, notti insonni, discussioni con i vostri soci e violenti soliloqui… e questo solo nel primo giorno in cui, attorno ad un tavolo, discuterete dell’idea di aprire una vostra agenzia!

Perché servono soldi, ancora prima di chiedersi se licenziarsi per mettere in proprio. Il vostro progetto, piccolo o grande che sia, avrà bisogno di un budget di partenza.

Come mettersi in proprio senza soldi?” o l’alternativa di chi vede la vita in rosa, “Idee per mettersi in proprio con pochi soldi” ,sono certo legittime domande.

Possiamo rispondere con una celebre battuta di Groucho Marx: “Guardami: sono partito dal nulla e ora sono poverissimo!”.

Perché appena inaugurate la vostra attività vi convincete che le difficoltà siano finite e invece siete solo nell’anticamera della sala d’attesa di un grattacielo in cui ogni piano è costruito sull’incertezza e in cui ogni sala ha appesa alla porta la targhetta “tribolazione”.

Quando noi abbiamo visto il nostro sito ufficiale online per qualche momento ci sembrava di aver ormai superato gli ostacoli più ardui…invece abbiamo realizzato che era appena iniziato il nostro laborioso sentiero.

Perché sembra di non dedicarsi mai abbastanza al proprio lavoro. Perché ogni pensiero che non concentriamo su Panacea+ è un senso di colpa che ci tormenta.

Perché molti clienti sbagliati vi faranno perdere tempo e non solo. Non penserete che siano tutti pronti a riconoscere il vostro talento e il valore del vostro impegno vero?

Possiamo fermarci qui.

Leslie Nielsen nei panni del tenente Frank Drebin ne "Una Pallottola Spuntata”: un modello per i liberi professionisti
Tutti i motivi esposti sino a qui sono le ragioni per cui dovete mettervi in proprio: come abbiamo fatto noi di Panacea+

Ora arriva il bello.

Questi elencati sono anche tutti i motivi per mettersi in proprio.

Non è un’opzione e se ripensate a quanto poco vi sentiate soddisfatti ora ve ne rendete conto.

Basta una verifica della realtà: aprire una propria attività non è un’elegante cena di gala con la spensieratezza ma una notte brava trascorsa con il dubbio.

Con questa coscienza chiara in testa noi abbiamo iniziato ad offrire la nostra consulenza come designer e specialisti digitali.

È stato allora che una nostra amica disse che “misuravamo la febbre” alle attività dei clienti e ai brand. Loghi arrangiati, siti web affetti da labirintite, blog aziendali soporiferi. L’accessibilità poi abbiamo realizzato come fosse un mistero, non pervenuta.

La “febbre” che affliggeva immagine e comunicazione poteva avere diverse intensità, e allora perché non provare a curarla?

E così arrivò la convinzione. Panacea+ diventerà la nostra agenzia di design e web marketing.

Panacea+ diventerà grande rimanendo piccola, sarà l’agenzia della gente, come Lady Diana.

La nostra consulenza e il nostro intervento potevamo essere un “cura”, un “rimedio”.

La nostra creatività è il nostro strumento, non avevamo molto altro: i nostri notebook, quello che abbiamo studiato e sperimentato. E la nostra creatività. Ci mancherebbe, siamo parte di una generazione cresciuta con gli insegnamenti di Art Attack.

Scherzi a parte. Parlare di creatività è tanto banale quanto rischioso. La creatività è come i prodotti della Apple: li hanno tutti anche se non possono permetterseli. Devono averli.

Cos’è la creatività per noi?

Vi possiamo dire come vogliamo venga spesa la nostra creatività. Questo è il carburante della nostra creatività: vogliamo che Panacea+ venga associata con l’aiuto e non con la pretenziosità.

A dire il vero ancora oggi “agenzia” è un vocabolo che non ci piace granché. Suona accademico e demodé.

Nel nostro caso non è nemmeno del tutto preciso perché aspiriamo ad essere qualcosa di più ampio ed antidogmatico: Panacea+ è un circuito di impegno, un cammino di costanza, un tracciato in cui non abbiamo timore di riconoscere le difficoltà.

La vertigine dell’indipendenza può spaventare e spaesare. Eppure ora siamo qui.

I meriti saranno nostri. E il biasimo dell’errore sarà sulle nostre spalle.

Questa è la nostra storia sino a qui. Speriamo vi possa aiutare a chiarirvi le idee ed ispirarvi.

Ma cosa c’entra “Una pallottola spuntata“?

Il tenente Frank Drebin dice “Io sono quel che sono e faccio quel che faccio”. Ripetetelo ogni giorno, neutralizzate dubbie e paranoie.

Il tenente Frank Drebin: per Panacea+ un vera guida nelle difficoltà del lavoro da liberi professionisti
La resilienza nella comunicazione e nel web marketing è anche questo